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Mafia dei pascoli, sindaco: “Non sono corrotto”. A Montenero Val Cocchiara ora si temono i lupi #adessonews

Da quando si è insediato (nel settembre 2020, ndr) non ha avuto vita facile. Paolo Santachiara è il sindaco di Montenero Val Cocchiara, piccolo comune dell’Alto Molise ad un passo da Castel di Sangro nonchè paese in cui si alleva una razza tutelata da una legge regionale, il cavallo pentro. In questo territorio operano una ventina di piccole aziende di tipo agricolo con un fatturato medio di 20mila euro all’anno.

Stando alle denunce di due allevatori, che hanno deciso di rivolgersi alla magistratura presentando un esposto, a Montenero Val Cocchiara sarebbero compiute gravissime irregolarità che cozzano con l’apparente immagine del paese e del suo ‘paradiso naturale’: Pantano della Zittola, sito di interesse comunitario e una delle torbiere più importanti dell’Appenino, anche questa tutelata dalla Convenzione di Ramsar. Pantano della Zittola è anche area contigua al Parco nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise. E “stanno aumentando i puledri uccisi dai lupi all’interno delle recinzioni: in passato ne veniva ucciso uno alla settimana, ora siamo a tre puledri uccisi al giorno“, sottolinea in questa intervista concessa a Primonumero il 29 maggio, quando a Montenero Val Cocchiara abbiamo effettuato un sopralluogo.

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Sindaco, perchè è arrabbiato?

“Innanzitutto mi fa piacere che siate venuti per raccogliere anche la mia opinione: alcune cose che Primonumero ha scritto non le ho condivise. Anzi, mi aspettavo di essere contattato prima. Lei sa che nella settimana dedicata all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il parlamentare molisano Antonio Federico ha chiesto di istituire una commissione di inchiesta su Montenero Val Cocchiara per disastro ambientale? (in realtà l’onorevole Antonio Federico ha solo presentato un’interrogazione al ministro della Transizione ecologica, ndr) Sa che il disastro ambientale è stato contestato per la Terra dei fuochi, per la diga del Vajont, per Punta Perrotti e per l’Ilva di Taranto? Ci saranno dei problemi a Montenero Val Cocchiara, ma anche nella piana di Venafro c’è l’inquinamento e mica distruggono le auto”.

C’è anche un esposto in Procura a Isernia per la verità…

“Sì, è vero ma io non sono stato ascoltato dagli inquirenti. Ma ora le mostro il faldone di carte che sono stato costretto a produrre per rispondere a tutti i vari organi che mi hanno chiesto un riscontro rispetto a tutte le denunce presentate da questi due allevatori del paese che – me lo lasci dire – sono fantasie. E se mi chiameranno in Procura, riferirò quello che ho già detto alla Regione, all’Asrem, all’Arpa, ai Carabinieri Forestali e a una serie di altri enti. Da sindaco percepisco 920 euro lorde al mese, pensa che mi prenderei la responsabilità di affrontare un processo per disastro ambientale? Per difendere quale interesse?”.

Procediamo per gradi. Ci spieghi perchè anche la Regione Molise ha chiesto una serie di verifiche per appurare quanto denunciato dagli allevatori che hanno detto che qui a Montenero Val Cocchiara c’è la cosidetta ‘mafia dei pascoli’.

“Io mi sono insediato a settembre 2020, quando era in atto una valutazione d’incidenza sui pascoli della Regione Molise che prevedeva la valutazione di 800 ettari pubblici. Abbiamo chiesto alla Regione di rivederla perchè il computo tra il suolo pubblico a disposizione del pascolo e il suolo privato destinato a uso civico del pascolo era molto diverso. Dopo tantissime integrazioni, la Regione Molise ha approvato la nostra nuova valutazione d’incidenza che prevede invece un numero diverso di animali da immettere al pascolo. Il nostro territorio può sostenere complessivamente 1300 uba (Unità di bestiame adulto, ndr) tra pubblico e privato. Noi ne consideriamo circa mille e 100. Il nostro territorio, secondo la Regione Molise, è compatibile con il nostro modello di pascolo”.

I pascoli come vengono suddivisi?

“In base ad una ponderazione che tiene conto del numero degli animali e del terreno. Quest’ultimo viene distribuito sulla base degli animali, non dell’azienda. Ma su questa vicenda si sono intersecati vari elementi”.

Quali?

“La prima: la questione delle recinzioni. Il nostro territorio annovera 2300 ettari compresi i boschi e abbiamo una sola guardia municipale. Controllare tutto il nostro territorio che per il 90% non è percorribile con l’auto è abbastanza complicato. Quindi, sulle recinzioni abbiamo fatto tre cose: abbiamo emesso un’ordinanza nel 2021 rimuovendo le staccionate che ritenevamo pericolose e abusive e ne abbiamo autorizzate delle altre – tre per la precisione – per evitare l’attraversamento degli animali su strada in alcuni punti cruciali ed  evitare gli incidenti stradali. In secondo luogo, nel Comitato tecnico assieme alla Regione abbiamo avviato un ragionamento per inserire nel futuro regolamento (ancora in fase di studio) l’inserimento di un articolo specifico sulle chiudende per vietare le recinzioni  pericolose e non idonee alla salute dell’animale e per vietare i cancelli che non sono stati preventivamente autorizzati dall’amministrazione. Terzo punto: c’è una recinzione storica che chiude un pezzo del Pantano verso la strada e realizzata decenni fa e che prevede la presenza di filo spinato. Quello è il punto in cui gli animali possono uscire e andare verso la Provinciale. Nel 2018 c’è stata un’interlocuzione tra il Comune, la Regione Molise, la Prefettura e la Forestale da cui si evince che è vero che le chiudende col filo spinato non sono più autorizzate e che l’eliminazione di quella chiudenda comporterebbe un danno più grande”.

Quindi non sarà eliminata?

“No. Se non mi fossi dovuto cimentare con le denunce in Procura, avremmo provveduto a sostituire quella chiudenda in filo spinato. Ma è un cancello di centinaia e centinaia di metri e sostituirla comporta dei costi. Quindi, una volta concluse tutte le interlocuzioni, presenteremo un piano per la protezione e la tutela del territorio finanziabile dalla Regione. Inoltre alla Regione Molise chiederemo di migliorare il nostro pascolo: l’abbandono dei campi ha favorito l’avanzamento del bosco tale da compromettere l’efficienza dei pascoli e la capacità di carico dei pascoli. L’obiettivo è recuperare aree piene di arbusti che non favoriscono il pascolo, avere più pascolo pieno e distribuire la percentuale di carico sul nostro territorio. Su questo tema c’è tanta disinformazione, ma nessuno ci ha chiamati per chiarire, nemmeno persone autorevoli che hanno rilasciato interviste a Primonumero”.

Se c’è disinformazione, com’è possibile che in un paese così piccolo tutti i soggetti interessati non riescano a sedersi attorno ad un tavolo e a confrontarsi unitamente alla Regione Molise?

“Questo è quanto ho prodotto per rispondere alle richieste della Regione Molise e queste sono le richieste di accesso agli atti (ci mostra due grossi faldoni, ndr) che ho ricevuto. Noi abbiamo mosso un satellite della Nasa per capire perchè in una zona non cresceva l’erba. Le accuse di chi fa ecologismo da salotto non fa il bene dell’ambiente. Fa il bene dell’ambiente chi fa studio e ricerca: abbiamo fatto prelievi sulle acque, studi sulle unità foraggiere. Perchè nessuno è venuto in Municipio per chiarire tutti questi aspetti? Io mi sono ritrovato qui la giornalista delle ‘Iene’ Giulia Innocenzi…”

I giornalisti delle ‘Iene’ sono stati qui? E perchè il servizio non è andato in onda?

“Perchè abbiamo fornito i dati e si sono resi conto che la situazione non era come quella loro raccontata. Nessuno – altri enti, Procure, giornali o esponenti politici – ci ha chiesto chiarimenti. Sembra che il Comune di Montenero Val Cocchiara stia gestendo tutto come se fosse la ‘mafia dei pascoli’. Io con la Regione e con l’assessore Nicola Cavaliere mi sono confrontato 35 volte, l’ultima lo scorso 24 maggio perchè erano necessari dei chiarimenti. Per rispondere a tali richieste occorre un lavoro enorme perchè in Municipio non ho nemmeno il segretario comunale. Tuttavia, è di pochi giorni fa una determina della Regione che mi dà ragione. Come si fa a pensare che il sindaco è corrotto con la mafia dei pascoli, che la Regione mi difende oppure che esista un’Asrem connivente?”.

Sindaco, però esiste il problema della sicurezza stradale: abbiamo incrociato dei cavalli a bordo strada, abbiamo pubblicato un video di due cavalli davanti al Municipio. 

“Il cavallo pentro deve vivere così, ci sono una legge regionale e una europea che lo proteggono, come confermano le relazioni dell’Asrem e della Forestale. Garantire la libertà e la tutela degli animali con la sicurezza stradale è difficile. Per questo stiamo elaborando un piano per la sicurezza della viabilità che riguarda tutti gli animali selvatici, compresi i cinghiali e i cervi. Il nostro camion della spazzatura ha impattato contro un cervo, ovviamente non lo ha scritto nessun giornale. Circa un mese fa abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con la Provincia di Isernia per adottare tutti i dispositivi di sicurezza per prevenire, disincentivare o respingere gli animali. Vedremo qual è la soluzione migliore perchè ci sono tanti vincoli da rispettare”.

A quanto ammonta invece il contributo pubblico erogato agli allevatori per ogni cavallo di razza pentra?

“Il contribuito da 500 euro previsto dalla legge regionale per la tutela e la valorizzazione del cavallo pentro (la 27 maggio 2005, n. 26) è stato erogato un solo anno, nel 2006. Gli allevatori percepiscono un indennizzo di 200 euro non dalla Regione, ma tramite la Pac (politica agricola comune che sostiene gli allevatori dei Paesi dell’Unione europea, ndr)”.

Altra irregolarità contestata: la presenza di nitrati sul Pantano.

“E’ falso, è una bugia. Una relazione dell’Arpa del 2019 attesta che “dall’analisi dei dati non si evidenzia uno scadimento delle acque imputabile ad un pascolo brado ed eccessivo. I valori osservati nell’ultimo triennio porterebbero ad un esito valutativo ‘buono’ rispetto al triennio di indagine (2016-2018). L’Arpa produce relazioni triennali e se l’Arpa riscontra criticità non aspetta il triennio”.

In realtà siamo in possesso dei risultati di un prelievo effettuato il 4 marzo 2022 in località Madonna- Fontana che attesta la non conformità delle acque esaminate. Così come restano i dubbi su una serie di situazioni: abbiamo visto un cavallo ferito, cavalli a bordo strada, cavalli molto magri o con il pelo rovinato, recinzioni piuttosto carenti, una stalla quanto meno fatiscente.  

Arpa montenero val cocchiara 2019

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“https://www.primonumero.it/2022/06/mafia-dei-pascoli-sindaco-non-sono-corrotto-a-montenero-val-cocchiara-ora-si-temono-i-lupi-uccisi-3-puledri-al-giorno/1530729483/”

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